Leadership. Portare a bordo il talento di tutti

Molto spesso le Leadership lamentano la scarsa partecipazione delle Persone, la mancanza di spirito di iniziativa, di senso della responsabilità e, spesso, riconducono tutto questo a una carenza di talenti in azienda.
L’ automatismo che scatta, nella maggior parte dei casi, è quello di puntare alla ricerca di ‘talenti’, di individui particolarmente brillanti, con ‘una marcia in più‘, come se questa fosse la panacea per tutte le stagioni.
Ma la tendenza a puntare su singoli individui talentuosi, pone almeno due ordini di problemi: da un lato pone un tema di sostenibilità gestionale poiché non sempre le aziende sono in grado di attrarre talenti e di trattenerli; dall’ altro, una policy fortemente basata sulla valorizzazione dei talenti rischia di distogliere l’attenzione da un‘attività fondamentale: cercare e coltivare il talento di tutti coloro che operano sotto il tetto di un’organizzazione.

Se Leadership, come abbiamo sempre sostenuto, è la capacità di una comunità umana di plasmare il proprio futuro, allora è su tutti , sull’intelligenza collettiva che conviene puntare, senza per questo rinunciare a valorizzare qualche brillante profilo “high-flyer”.

A questa riflessione si aggiunge il fatto che nelle organizzazioni attuali, l’espressione del talento è limitata dagli stessi “assetti” organizzativi e dal modo in cui ci muoviamo all’ interno dei sistemi di business. Se ci soffermassimo maggiormente su questo aspetto scopriremmo che molti limiti con cui ci si confronta nelle organizzazioni non nascono dalle Persone ma sono effetto diretto di schemi organizzativi tradizionali e limitanti.

Tutti noi agiamo e interagiamo quotidianamente all’interno di sistemi appesantiti da strutture rigide: organigrammi e gerarchie , processi e procedure, ruoli ingabbiati dentro job description.
Operiamo all’interno di strutture pensate un secolo fa, ideate per fare in modo che le persone, semplicemente, eseguissero.
E ci muoviamo quindi dentro schemi spesso inadeguati ai contesti attuali che chiedono idee, partecipazione vivace, coinvolgimento sincero e i migliori contributi delle Persone.

All’ interno di queste strutture rigide, l’ intelligenza collettiva fa fatica a fluire.

La domanda è cosa fare per facilitare la mobilitazione delle energie e far emergere contributi di valore, pur all’interno di queste strutture statiche, difficilmente modificabili.
E allora l’attenzione deve necessariamente spostarsi su un livello più agile, dove è più facile ricavare spazi per un linguaggio meno ingessato e più vitale: luoghi in cui, pur tra gerarchie e processi, tra fissità dei ruoli e di organigrammi, riuscire ad attivare modalità d’incontro innovative e stimolanti, dove le Persone possano dire “la loro”, sentendosi a proprio agio, valorizzate e ascoltate.

Il livello su cui è possibile intervenire è, quindi, sostanzialmente, lo spazio di interazione e confronto fra le Persone: il modo in cui dialoghiamo e ci relazioniamo con gli altri, gli schemi e il linguaggio che usiamo quando ci troviamo per condividere idee o ci riuniamo per risolvere problemi o per scambiare informazioni.
Questo spazio può certamente essere presidiato e gestito in modo più dinamico e innovativo, più stimolante e generativo. Del resto, se teniamo le persone ” a bagnomaria” negli schemi di sempre, otterremo i risultati di sempre. Se vogliamo virare e ottenere qualcosa di diverso, sarà indispensabile usare linguaggi diversi, che parlino a tutti e diano voce a ognuno, nessuno escluso.

La sfida delle Leadership, dunque, non sta tanto e soltanto nell’attrarre e trattenere talentuosi profili super-skillati ma sta piuttosto e soprattutto nel saper creare le condizioni per un vero e duraturo salto di qualità nei processi di interazione, per portare a bordo il talento di tutti.

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