Schemi, convenzioni, modelli mentali

Il cervello ci inganna molto spesso con schemi semplificanti, con scorciatoie che che fanno o sgambetto alla complessità. Ha sempre fretta di trarre conclusioni e in questa fretta, invece di aitarci nel discernimento e nella comprensione delle cose, ci despista e ci rallenta.

Come funziona da dove arriva e come si nasconde la zavorra che ci impedisce di vedere le cose con sguardo ampio, da prospettive multiple e differenti, osenza arenarci su posizioni fisse, rigide, anche quando i fatti ci dicono che servirebbe un occhio diverso sulle cose?

La zavorra è nella nostra mente.
Nel modo in cui elaboriamo, nel tempo, modelli mentali, credenze, convinzioni che arrivano dal nostro vissuto, dalla nostra cultura e dai nostri bisogni e sono spesso limitanti.
E’ una questione seria.
Parliamo di cose potenti, di idee profondamente radicate della nostra mente che diventano ricette per agire, mappe di riferimento per muoverci nei meandri della quotidianità e che, da un lato semplificano la realtà e apparentemente ci aiutano a navigarla ma, a lungo andare, ci portano a muoverci in uno spazio spesso angusto e limitato.

Queste convinzioni limitanti non solo si fondano su una visione parziale dei fatti e delle situazioni ma, quel che è peggio, si auto-alimentano e cercano continuoe conferme alla loro validità.

Siamo bravissimi a creare vere e proprie ‘bolle’ di credenze ( potete leggere David Gray, Liminal Thinking): circuiti chiusi, meccanismi sigillanti che proteggono e rafforzano le nostre convinzioni esistenti, attivando un loop perfetto per negare la validità di convinzioni alternative.

Ma proviamo a entrare nel merito…

La scala nell’ immagine è il noto modello di Chris Argyris (https://en.wikipedia.org/wiki/Chris_Argyris) e aiuta a capire come creiamo le nostre convinzioni limitanti e come le alimentiamo con un sistema di auto- rinforzo e auto-legittimazione.

Dato un contesto, un problema, una situazione, ecco i passaggi della nostra mente:

  • fra tanti elementi, la nostra mente tende ad osservare un singolo fatto, un dato (oppure una specifica categoria di dati)
  • a questo singolo elemento attribuiamo un significato preciso e soggettivo
  • lo interpretiamo facendo supposizioni altrettanto soggettive
  • traiamo le nostre conclusioni
  • infine, agiamo di conseguenza, portando nella realtà azioni e comportamenti che assecondano i nostri bisogni e alimentano le credenze iniziali; quelle che hanno influenzato la nosra osservazione su una specifica tipolgia di dati

Ed ecco confezionate le nostre invisibili gabbie mentali, pura zavorra per l‘evoluzione, per il cambiamento trasformativo, per l’ efficacia personale e per l ‘imatto che esercitiamo sul resto del mondo.

Il modello di Argyris si chiama Scala dell‘ inferenza.

Inferenza è una parola che si riferisce a forme ragionamento che dimostrano come da una verità se ne derivi un’altra. Per estensione, potremmo dire che “inferire” significa dedurre, argomentare.
Non è sbagliato il ragionamento che si sviluppa lungo gli ultimi scalini. L’ errore sta nei primi scalini: selezioniamo, assumiamo e supponiamo col nostro sguardo personale, condizionato e limitato dalle idee, dalle emozioni, dalle esperienze e dai bisogni che abbiamo consolidato nel tempo e che ci portiamo dentro, in quel momento e in quel contesto.

Impostiamo il ragionamento in base al nostro sguardo sulla realtà che è ben lontano da qualsiasi valenza oggettiva. È semplicemente il modo in cui noi vediamo i fatti. Ne esistono molti altri che aprono altrettante alternative possibili, sorprendenti e probabilmente più produttivi.

Come provare a liberarsi, almeno in parte, di questa zavorra limitante?

Potremmo ad esempio …

1. provare a mettere alla prova il modo in cui selezioniamo i fatti, ampliando il nostro raggio d’attenzione e facendo lo sforzo di vedere oltre i nostri soliti schemi. La domanda da porsi è: quali altri dati potrei selezionare? Quali altri fattori posso cogliere da questa situazione? Su cosa sto mettendo l’attenzione e quanto vale la pena portarla anche su qualcos’altro?

2. provare a mettere in discussione i significati che attribuiamo ai fatti e capire se sono valide e possibili altre alternative. Quali altri significati possiamo attribuire a una situazione, a un determinato evento, a un comportamento?

Tutti gli altri passaggi verso la parte alta della scala sono conseguenti a questi step iniziali e quindi diventa fondamentale mettere più attenzione e consapevolezza alla fase selettiva e a quella interpretativa in cui si attribuiscono significati soggettivi e si fanno supposizioni molto personali.

Riflettere di più e porsi domande di verifica significherebbe essere costruttivamente critici con se stessi, mettersi in discussione, aprirsi a nuove possibilità ed evitare di prendere confortevoli scorciatoie mentali che poi ci presentano il conto con situazioni di stallo, problematiche ricorrenti, rallentamenti che hanno le loro radici proprio nelle nostre scale di inferenza.

Più siamo consapevoli di questi processi mentali, più avremo la possibilità di uscire da gabbie invisibili che depotenziano i nostri ruoli umani e quelli professionali.

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